Bambini e psicologia

Bambini e psicoterapia, la risposta della psicologia sistemica

Bambini e psicoterapia, la risposta della psicologia sistemica

La psicoterapia per gli adulti è una pratica accettata e accreditata da diversi anni come il metodo elettivo per prendersi cura di sé e delle proprie difficoltà nelle relazioni con gli altri e con il mondo.

Per quanto riguarda i bambini la faccenda non è e non è mai stata semplice. Nella pratica psicoterapeutica alcuni orientamenti considerano il bambino un paziente tanto quanto un adulto, pertanto egli è preso direttamente in carico dal terapeuta e con lui vengono svolti degli incontri (in genere di gioco) individuali.

Ciò che in qualche modo passa inosservato è il fatto che prendendo in carico un bambino I bambini hanno di meglio da fare che andare in psicoterapiaindividualmente lo si definisce implicitamente come “rotto”, cioè come sbagliato, diverso, deficitario a seconda dei casi.

Ciò avviene perché una parte delle teorie psicologiche ritengono che l’origine di un comportamento problematico si trovi “all’interno” del bambino; la psicologia sistemica, al contrario, considera i comportamenti disturbati come una reazione normale ad un contesto familiare difficilmente comprensibile, enigmatico, troppo eccitante o troppo poco stimolante, pauroso, ecc.

Per rendere problematico un contesto familiare bastano pochi e semplici elementi e non è dunque necessario pensare a gravi trascuratezze o ad abusi per spiegare azioni apparentemente incomprensibili di un bambino.

Può succedere infatti che tensioni tra i genitori, la convivenza o la vicinanza con un parente prima lontano (una nonna, una zia, dei cugini…), un evento luttuoso o rapporti difficili tra il nucleo familiare e la famiglia estesa diventino elementi di disturbo tali da rendere l’ambiente sempre più difficile da decifrare e da sostenere.

Poiché il bambino dipende dagli adulti significativi che lo circondano è possibile che, dal suo punto di vista, si creino delle situazioni indecidibili, quelle nelle quali egli non sa come comportarsi per “salvare capra e cavoli”.

Possiamo ipotizzare che un bambino si possa trovare davanti a domande di questo tipo:

“Come posso voler bene a due persone nemiche tra loro?”

E’ in questi momenti che si sviluppa più probabilmente un disturbo:

  • difficoltà con il cibo
  • fobie scolari
  • comportamenti pericolosi
  • chiusura in sé stesso
  • mutacismo
  • ipercinesia e difficoltà di attenzione…
  • ma anche difficoltà nei processi riabilitativi, pur condotti impeccabilmente.

Bambini e psicoterapia, un problema complessoIn genere questi problemi preoccupano e impauriscono molto i genitori che tendono ad adottare ogni sorta di strategia per risolverli, spesso aumentando inconsapevolmente l’ampiezza del comportamento che si vorrebbe correggere.

A un bambino che non mangia si cercherà, ad esempio, di preparare i suoi piatti preferiti oppure gli s’nsisterà chiedendogli se qualcosa non va (presumendo che il bambino ne sia consapevole), oppure ancora verrà forzato a mangiare. Questi comportamenti non intaccano la struttura del problema ma contribuiscono a rendere i momenti del pasto carichi di ansia e di preoccupazione (da parte sia del bambino che degli adulti), peggiorando potenzialmente il comportamento che preoccupa la famiglia.

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