La psichiatria sta andando alla deriva

Riporto di seguito un articolo pubblicato sul sito del progetto Mad in America.

L’autore, Peter Gøtzsche, è un medico e un ricercatore, direttore del Nordic Cochrane Center e membro del britannico Council for Evidence-based Psychiatry. Il suo lavoro tocca questioni importanti per la medicina e la psichiatria: dall’entità dell’effetto placebo alla metodologia della ricerca, passando per la valutazione dell’indipendenza dell’editoria scientifica  e il ghostwriting in medicina.

E’ professore di Progettazione e analisi della ricerca clinica dell’Università di Copenhagen. Ha pubblicato più di 70 articoli nelle migliori riviste scientifiche mediche.

In questo articolo egli si esprime molto duramente rispetto alla psichiatria e a quelli che definisce veri e propri “miti”, cioè affermazioni fatte passare per scientifiche ma in realtà senza fondamento o addirittura in contrasto con i dati scientifici disponibili.

Purtroppo nell’articolo mancano del tutto i riferimenti ai dati citati, il che -dal mio punto di vista – diminuisce la possibilità di farsi un giudizio sulle opinioni dell’autore, ma allo stesso tempo va detto che Peter Gotzsche è il co-fondatore della Cochrane Collaboration, un network di oltre 31 mila ricercatori distribuiti in più di 120 paesi (dati aggiornati dal sito inglese) il cui lavoro è proprio valutare l’efficacia delle prassi mediche….insomma non proprio il primo che capita.



Se sei interessato alla psichiatria e agli psicofarmaci ti potrebbe interessare anche
 Psicosi e antipsicotici: i farmaci provocano più danni che benefici? 
 I fantasmi della psicologia. La crisi di una professione – Jerome Kagan 
 Psicofarmaci ai bambini autistici: la denuncia di una ricerca americana 
 Depressione, farmaci e psicologia

28 gen 2014

Al Nordic Cochrane Centre, abbiamo studiato gli antidepressivi per diversi anni e da molto tempo mi chiedo perché le figure di spicco della psichiatria basino la loro pratica su una serie di falsi miti. Questi miti sono dannosi per i pazienti e molti psichiatri sono ben consapevoli che non reggono e me l’hanno detto, ma non osano discostarsi dalle prese di posizione ufficiali perché preoccupati per la loro carriera.

Essendo uno specialista in medicina interna non rischio di rovinare la mia carriera incorrendo nell’ira dei professori e cercherò dunque di andare in soccorso dei pazienti e dei tanti psichiatri coscienziosi ma oppressi elencando i peggiori miti della psichiatria e spiegando perché sono dannosi.

Mito 1: la vostra malattia è causata da uno squilibrio chimico nel cervello

Alla maggior parte dei pazienti viene detto questo, ma è completamente sbagliato.teoria dello squilibrio chimico

Non abbiamo alcuna idea di quale interazione di condizioni psicosociali, processi biochimici, recettori e vie nervose porti allo sviluppo di un disturbo mentale e le teorie secondo le quali i pazienti con depressione mancano di serotonina e quelli schizofrenici hanno troppa dopamina sono da tempo confutate.

La verità è esattamente l’opposto. Non vi è alcuno squilibrio chimico tanto per cominciare, ma quando un disturbo mentale è trattato con le medicine creiamo uno squilibrio chimico, una condizione artificiale che il cervello cerca di contrastare.

Questo significa che quando si tenta di interrompere il farmaco i pazienti peggiorano.

Anche un alcolista peggiora quando non ha più alcol, ma questo non significa che avesse una mancanza di alcol nel cervello quando ha iniziato a bere.

La stragrande maggioranza dei medici danneggiano i loro pazienti ulteriormente dicendo loro che i sintomi dell’astinenza indicano che sono ancora malati e necessitano ancora di medicine. In questo modo i medici trasformano le persone in pazienti cronici, compresi quelli che sarebbero stati bene anche senza alcun trattamento. Questo è uno dei motivi principali per cui il numero di pazienti con disturbi mentali è in aumento così come il numero di pazienti che non rientrano nel mercato del lavoro, ciò è in gran parte dovuto alle medicine e non alla malattia.

Mito 2: non c’è problema a interrompere il trattamento con gli antidepressivi

Un professore danese di psichiatria lo ha detto in un recente incontro per psichiatri subito dopo che io avevo spiegato come fosse difficile per i pazienti smettere con questi medicinali. Fortunatamente è stato contraddetto da due docenti stranieri anche nel corso della riunione, uno di loro aveva fatto una prova con i pazienti che soffrono del disturbo di panico con agorafobia e la metà di loro ha trovato difficile smettere anche quando il dosaggio dei farmaci veniva scalato lentamente. Non poteva trattarsi del ritorno della depressione perché i pazienti non erano mai stati depressi dunque i sintomi dell’astinenza sono dovuti principalmente agli antidepressivi e non alla malattia.

Mito 3: gli psicofarmaci sono per la malattia mentale come l’insulina per il diabete

La maggior parte dei pazienti depressi o schizofrenici hanno sentito questa menzogna più e più volte, quasi come un mantra, in TV, radio e giornali. Quando si dà dell’insulina ad un paziente con il diabete gli si dà qualcosa che  manca al paziente. Dal momento che non siamo mai stati in grado di dimostrare che un paziente con un disturbo mentale manca di qualcosa rispetto agli altri è sbagliato usare questa analogia.

Ai pazienti depressi non manca la serotonina e in effetti vi sono dei farmaci che funzionano contra la depressione anche se abbassano i livelli di serotonina. Inoltre, a differenza dell’insulina, che fornisce proprio quello che manca al paziente e niente più, gli psicofarmaci hanno una gamma molto ampia di effetti molti dei quali sono dannosi. Così, anche per questo motivo, l’analogia con l’ insulina è estremamente fuorviante.

Mito 4: gli psicofarmaci riducono il numero dei malati cronici

Deadly medicine and organized crime - di Peter GotzscheQuesto è probabilmente il peggior mito di tutti. Robert Whitaker, un giornalista scientifico statunitense, ha dimostrato in modo convincente nel suo libro “Indagine su un’epidemia” che il crescente uso di farmaci non solo mantiene i pazienti bloccati nel ruolo di malati ma trasforma molti problemi che sarebbero stati transitori in malattie croniche.

Se ci fosse stato qualcosa di vero nel mito dell’insulina ci saremmo aspettati una diminuzione dei pazienti che non possono badare a se stessi. Tuttavia, è accaduto il contrario. La prova più evidente di questo è anche la più tragica, si tratta del destino dei nostri figli dopo che abbiamo iniziato a trattarli con farmaci. Negli Stati Uniti gli psichiatri raccolgono più soldi dalle case farmaceutiche dei medici di qualsiasi altra specialità e coloro che prendono più soldi tendono a prescrivere più spesso antipsicotici ai bambini. Questo solleva il sospetto che il giudizio professionale sia alterato.

Le conseguenze sono schiaccianti.

Nel 1987, poco prima che i nuovi antidepressivi (SSRI o pillole della felicità) arrivassero sul mercato, pochissimi bambini negli Stati Uniti erano disabili mentali. Vent’anni dopo erano più di 500.000, il che rappresenta un aumento di 35 volte. Il numero di disabili malati di mente è esploso in tutti i paesi occidentali, una delle peggiori conseguenze è che il trattamento con i farmaci per l’ADHD e con le pillole della felicità ha creato una malattia completamente nuova in circa il 10% dei soggetti trattati – il disturbo bipolare – ciò che abbiamo precedentemente chiamato sindrome maniaco-depressiva.

Eminenti psichiatri hanno affermato che è “molto raro” che i pazienti sotto antidepressivi diventino bipolari, ma non è vero. Il numero di bambini con disturbo bipolare è aumentato di 35 volte negli Stati Uniti, un’evoluzione molto grave considerato che per trattare questo disturbo usiamo i farmaci antipsicotici che sono molto pericolosi e sono uno dei motivi principali per cui i pazienti con schizofrenia vivono 20 anni meno rispetto agli altri. Ho stimato nel mio libro ‘Deadly medicine and organized crime‘ che uno dei tanti psicofarmaci, lo Zyprexa (olanzapina), da solo ha ucciso 200.000 pazienti in tutto il mondo.

Mito 5: le “pillole della felicità” non causano il suicidio nei bambini e negli adolescenti

Alcuni professori sono disposti ad ammettere che gli antidepressivi aumentano la frequenza dei comportamenti suicidari pur negando che questo porti necessariamente a un maggior numero di suicidi, anche se è evidente che le due cose sono strettamente correlate. L’amministratore delegato della Lundbeck, Ulf Wiinberg, è andato oltre in un programma radiofonico nel 2011 quando ha sostenuto pubblicamente che gli antidepressivi riducono il tasso di suicidi in bambini e adolescenti. Quando il giornalista gli ha chiesto sbalordito perché nei foglietti illustrativi i comportamenti suicidari fossero tra gli effetti collaterali ha risposto che si aspettava che i foglietti sarebbero stati modificati dalle autorità!

I tentativi suicidari innescati dalle “pillole della felicità” sono stati segnalati persino in soggetti sani, nonostante le aziende e gli psichiatri abbiano sempre indicato la malattia come causa dei suicidi.

E’ vero che la depressione aumenta il rischio di suicidio, ma gli antidepressivi l’aumentano ancora di più,

sicuramente nei pazienti sotto i 40 anni, secondo una meta-analisi effettuata su 100.000 pazienti negli studi randomizzati condotti dalla US Food and Drug Administration.

Mito 6: gli antidepressivi non hanno effetti collaterali

In un incontro internazionale sulla psichiatria avvenuto nel 2008 ho criticato gli psichiatri che volevano fare uno effetti collaterali dell'ansiolitico alprazolamscreening della depressione sulle persone sane; infatti i test raccomandati per lo screening sono così mediocri che una persona sana su tre sarà erroneamente diagnosticata come depressa.

Un professore mi rispose che non importava che le persone sane fossero trattate con antidepressivi perché questi non hanno effetti collaterali!

Invece le “pillole della felicità” hanno molti effetti collaterali, esse cancellano sia le emozioni molto negative che quelle molto positive e, secondo alcuni pazienti, questo significa vivere con la sensazione di essere isolati dal mondo. I pazienti si preoccupano di meno per le conseguenze delle loro azioni, perdono empatia verso gli altri e possono diventare molto aggressivi: nelle sparatorie a scuola avvenute negli Stati Uniti e nel mondo un numero impressionante degli assassini erano sotto antidepressivi.

Le aziende ci dicono che solo il 5% dei pazienti che usano le pillole della felicità ha problemi sessuali, ma che non è vero. In uno studio che analizza questo problema i disturbi sessuali colpivano il 59% dei 1.022 pazienti che prima di iniziare un trattamento antidepressivo avevano una vita sessuale normale. I sintomi comprendono la diminuzione del desiderio, ritardi o assenza di orgasmo ed eiaculazione e disfunzione erettile, il tutto in percentuali molto elevate e con una bassa tolleranza tra il 40% dei pazienti. Gli antidepressivi non dovrebbero pertanto essere commercializzati per la depressione, su cui hanno un effetto piuttosto piccolo, ma come pillole che distruggono la vostra vita sessuale.

Mito 7: gli antidepressivi non creano dipendenza

Sicuramente la creano e non c’è da meravigliarsi perché sono simili alle anfetamine sia nella composizione chimica che nei meccanismi d’azione. Le “pillole della felicità” sono una sorta di narcotico su prescrizione medica. La peggiore argomentazione che ho sentito per sostenere che gli antidepressivi non causano dipendenza è che non c’è bisogno di usare dosi elevate: dobbiamo quindi pensare che le sigarette non creino dipendenza?

La maggior parte dei fumatori infatti ingerisce ogni anno un quantitativo di nicotina simile alle dosi di antidepressivo che ingeriscono le persone in cura.

Mito 8: la diffusione della depressione è aumentata molto

Un professore ha sostenuto in un dibattito televisivo che il grande consumo di antidepressivi non è un problema perché l’incidenza della depressione è aumentata notevolmente negli ultimi 50 anni. Ho risposto che era impossibile saperlo con certezza perché i criteri per la diagnosi sono stati modificati e resi notevolmente più ampi in questo periodo. Se volete contare gli elefanti in Africa non dovreste ampliare i criteri per definire un elefante in modo da contare anche gli gnu…

Mito 9: il problema principale non è l’accanimento terapeutico, ma la mancanza di trattamento

Ancora una volta, gli psichiatri hanno completamente perso il contatto con la realtà: in un sondaggio del 2007, il 51% dei 108 Aumento della prescrizione di psicofarmaci negli Stati Unitipsichiatri intervistati riferì di aver usato troppi farmaci e solo il 4% disse di averne usati troppo pochi. Nel 2001-2003, il 20% della popolazione statunitense di età compresa tra i 18 e i 54 anni era in cura per problemi emotivi, e le vendite di antidepressivi sono così alte in Danimarca che se li distribuissimo a tutta la popolazione ognuno di noi potrebbe stare in cura per 6 anni. Questa è una follia.

Mito 10: gli antipsicotici prevengono i danni cerebrali

Alcuni professori dicono che la schizofrenia provoca danni al cervello e che è quindi importante utilizzare i famraci antipsicotici. Tuttavia sono gli antipsicotici che portano al restringimento del cervello,e questo effetto è direttamente correlato alla dose e alla durata del trattamento. Ci sono molti studi che suggeriscono che gli antipsicotici si dovrebbero usare  il meno possibile perché poi i pazienti stanno meglio nel lungo termine. In effetti,

si può completamente evitare di usare gli antipsicotici nella maggior parte dei pazienti schizofrenici

aumentando notevolmente le probabilità che essi guariscano e la loro speranza di vita dato che gli antipsicotici uccidono molti pazienti.

Come dovremmo usare gli psicofarmaci?

Io non sono contro l’uso dei farmaci, purché sappiamo quello che stiamo facendo e li usiamo solo nelle situazioni in cui fanno più bene che male. Gli psicofarmaci possono essere utili in alcune occasioni e per alcuni pazienti, in particolare nel trattamento a breve termine durante le situazioni acute, ma i miei studi in questo campo mi portano a una conclusione molto sgradevole:

i nostri cittadini starebbero molto meglio se togliessimo tutti i farmaci psicotropi dal mercato, perché i medici sono in grado di gestirli. E ‘inevitabile che la loro disponibilità crei più male che bene e gli psichiatri dovrebbero quindi fare tutto ciò che è in loro potere per prescriverli il meno possibile, per il minor tempo possibile, o addirittura non prescriverli del tutto.

* * * * *

Peter Gøtzsche

Digiprove sealCopyright secured by Digiprove © 2014


A proposito di Davide Baventore

Davide Baventore - Psicologo

Facebook Twitter Google+

Mi chiamo Davide Baventore, sono uno psicologo sistemico, appassionato di teoria della complessità e delle nuove tecnologie. Vivo e lavoro a Milano, Busto Arsizio e svolgo consultazioni psicologiche online attraverso l'uso di skype. Da quando ho cominciato a studiare psicologia mi sono appassionato alle sue molteplici applicazioni, che la rendono una delle scienze più poliedriche che ci siano. Dall'aiuto a chi si trova in un momento problematico allo sviluppo dell'ergonomia, dalle tecniche di rilassamento alla meditazione, dalle applicazioni in ambito lavorativo allo studio della fisiologia del cervello la psicologia è diventata protagonista di una serie di ambiti diversissimi compreso l'utilizzo delle nuove tecnologie sia in senso positivo che negativo. In questo blog cerco di dare informazioni utili a colleghi psicologi e a persone interessate a conoscere questo mondo profondo e poliedrico. Per ogni domanda e curiosità che avete potete scrivermi attraverso il modulo che c'è nella pagina "chi sono" del sito. Ogni suggerimento è gradito! Se invece vi interessa una consulenza psicologica online cercate le informazioni nell'apposita sezione!

Commenta