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Siamo troppo “connessi”? 5 motivi per il No

siamo troppo connessi - psicologia sistemica
Due video recentemente hanno messo al centro dell’attenzione il tema – spesso dibattuto – dell’uso massiccio delle nuove tecnologie per comunicare.

L’idea sottostante queste prese di posizione è che tutta la massa di “connessioni virtuali” ci impoveriscano di legami e relazioni reali oltre che dirottare la nostra attenzione verso i dispositivi tecnologici facendoci perdere la bellezza di momenti, panorami, nuove conoscenze.

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D’istinto simpatizzo abbastanza con posizioni di questo tipo anche se le trovo un po’ riduttive nel modo in cui demonizzano i dispositivi digitali senza cercare un perché dell’utilizzo così accanito che in molti ne fanno. Bisognerebbe ricordarsi che gli smartphone, i computer e i tablet non si accendono da soli.

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E’ un tema di grande importanza anche per la psicologia che deve studiare quali sono i cambiamenti nelle relazioni tra le persone e quali specificità introducono gli strumenti informatici.

Allora, insieme ai video che sottolineano la necessità di spendere più tempo nelle relazioni vis-à-vis vorrei spezzare una lancia a favore dei nostri collegamenti virtuali con il resto del mondo:

  1. Va detto subito:le nuove tecnologie garantiscono la possibilità di mettersi in relazione e creare, mantenere, curare legami altrimenti impossibili. Basti pensare agli amici lontani, ai familiari che vivono in altri continenti o anche la possibilità di “seguire” virtualmente su Facebook amici che non frequentiamo o a cui non scriviamo mai.
  2. Internet ci permette di mantenere vivi interessi che altrimenti sarebbe molto più faticoso curare: anni fa, insegnando in un corso per l’alfabetizzazione informatica, incontrai un signore appassionato di “oscilloscopi”. Io non sapevo cosa fossero ma su internet era disponibili numerose risorse e quel signore diventò un appassionato frequentatore di siti sull’argomento.
  3. Le email, i social network, i forum e i giochi online permettono spesso di creare comunità di persone che si appassionano agli stessi temi che poi – pur vivendo molto distanti – si incontrano, conoscono e a volte stabiliscono relazioni intime e durature.
  4. Online è più facile fare amicizie e incontrare persone che altrimenti non frequenteremmo per questioni di razza, censo o qualche forma di pregiudizio. Il razzismo non c’entra, si tratta solo del fatto che tutti, quando vediamo qualcuno, ci facciamo un’idea, un pre-giudizio, su di lui/lei e quindi facciamo già un po’ di selezione pensando che una persona sarà per noi interessante oppure no. Su internet per farci un’idea di qualcuno dobbiamo per forza interagire.  Come hanno affermato Lea e Spears (1995): “L’anonimato visivo dei comunicatori e l’assenza di compresenza – anzi, il loro isolamento fisico – arricchiscono le possibilità di interazione e per qualcuno questa è la ‘magia’ delle relazioni online.”
  5. La tecnologia offre anche la possibilità, per chi abita davvero in luoghi isolati, di mantenere un contatto con l’esterno, istruirsi, partecipare. Il caso più clamoroso e conosciuto è sicuramente quello dell’australiana Scool of the Air un servizio via radio creato nel 1951 per permettere ai bambini che vivono nell’outback di seguire un percorso scolastico. A volte, anche se la situazione non è così drammatica, internet può servire a promuovere partecipazione: è il caso delle videoconferenze che permettono anche a chi è lontano di seguire un evento come ormai succede per l’ordine degli psicologi della Lombardia che trasmette online tutti i suoi eventi permettendo così anche a chi non è di Milano un facile accesso agli eventi offerti.

 

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