Il lutto diventa depressione

lutto e depressione nel dsm V
I legami tra i membri dell'APA che hanno rivisto la definizione di depressione e le case farmaceutiche

I legami tra i membri dell’APA che hanno rivisto la definizione di e le case farmaceutiche – Credits to The Washington Post

La notizia, in sintesi, è questa: l’American Psychiatrist Association ha fatto una modifica al DSM V rendendo – di fatto – lecito diagnosticare come depressi coloro che soffrono per un lutto.

Nell’edizione precedente del DSM, infatti, esisteva una raccomandazione a soprassedere dalla diagnosi di depressione nel caso la persona sofferente avesse subìto recentemente un lutto e presentasse sintomi di media entità.
Alla notizia è stato dato un certo risalto anche da Repubblica e, a mio parere, giustamente.

Non si tratta semplicemente di una questione tecnica, che riguarderebbe per lo più e psichiatri, ma di un ragionamento generale sui criteri che guidano la costruzione  dei manuali di riferimento per la formulazione delle diagnosi.

Esistono almeno due ordini di problemi legati a questo tema:

  1. un ragionamento sulla natura del concetto di salute e su ciò che può, per contrasto, definire la patologia
  2. una questione di libertà intellettuale per coloro che decidono i criteri diagnostici poi usati in tutto il mondo.

Quest’ultimo punto è quello a cui viene dato maggiore risalto nell’articolo di Repubblica e in quello del Washington Post che accusa esplicitamente il panel degli esperti APA di essere composto in prevalenza (8 membri su 11) da professionisti che hanno legami finanziari con le case farmaceutiche. (In varie forme: risultano infatti assegnatari di fondi per le loro ricerche, vengono invitati e pagati come relatori in conferenze oppure detengono titoli di case farmaceutiche nel loro portafoglio azionario)

L’associazione americana degli psichiatri, che pubblica il DSM, ha un bilancio di circa 50 milioni di dollari e nel 2011 ha dipeso per il 14% circa dai finanziamenti delle case farmaceutiche (sotto forma di pubblicità), si parla quindi di circa 7 milioni di dollari di finanziamento diretto cui si aggiunge quello indiretto ai singoli sotto forma di finanziamenti per ricerche e incarichi professionali di consulenza, convegni, seminari, corsi, ecc.

Considerando che il mercato degli antidepressivi vale circa 10 miliardi di dollari per l’industria farmaceutica non è una grossa spesa finanziare l’APA e le ricerche dei suoi membri più in vista, ma questo quanto ne influenza i risultati?

Aprire all’industria farmaceutica anche il mercato del lutto ha grandi implicazioni per Big Pharma perché il lutto è una “patologia” dalla quale dobbiamo passare tutti, anche più volte nella vita.

L’altro aspetto che invece non viene sufficientemente sottolineato, a mio parere, è l’eccessivo sbilanciamento a favore della “patologia” quando si tratta di giudicare il comportamento umano. Poiché il mercato della salute è già molto grande, ed è tuttora in espansione, c’è sicuramente un interesse economico nell’inventare e proporre soluzioni ad ogni situazione nella quale  non ci sentiamo felici, ottimisti, in piena salute, ecc.
In Italia il mercato per la sofferenza psicologica offre già – al di là degli psicofarmaci e della psicoterapia – ogni forma di -terapia: danzaterapia, arteterapia, ortoterapia, montagnaterapia (sì, avete letto bene), psicopedagogia, dramma terapia, teatro terapia, counseling (olistico, filosofico, o come vi piace di più), coaching, ecc.

Oltre a testimoniare il fatto che molte persone sentono la voglia di aiutare gli altri – cosa lodevolissima – questa confusione di approcci e di nomi ci indica che c’è confusione riguardo cosa sia una terapia e quando essa sia necessaria.

Il rischio implicito è quello di banalizzare la sofferenza mentale e renderla equivalente a tutte quelle situazioni nelle quali la vita è faticosa.

In questo panorama desolante non aiutano certo tutte quelle pubblicazioni farneticanti che si trovano in libreria, spesso impropriamente nella sezione ““, con titoli tipo:

  • “come smettere di….”
  • “come diventare felici”
  • “come trovare la donna dei sogni…”
  • “come raggiungere il successo lavorativo…”
  • “come capire se gli altri mentono”
  • “come persuadere”
  • “come capire gli altri”
  • “come ottenere il meglio”

e tutte le altre varianti (la presenza del “come” nel titolo è in genere un buon predittore di pubblicazioni di scarso livello).

In accordo con quanto dice la psicologia sistemica sono gli aspetti di complessità della mente che possono indicarci quali situazioni siano patologiche o quali no, quel che rimane – altrimenti – è una serie di trucchi.

Come diceva Bateson nel suo saggio “Finalità cosciente e natura“:

Si consideri lo stato attuale della medicina. Essa viene definita ’scienza medica’, ma in realtà ciò che accade è questo: i medici pensano che sarebbe bello eliminare la poliomielite, o il tifo, o il cancro, e quindi investono denaro e fatiche in ricerche che si concentrano su questi ’problemi’ o fini. A un certo punto il dottor Salk e altri ’risolvono’ il problema della poliomielite: scoprono una soluzione di bacherozzi che data ai bambini evita loro la poliomielite. Questa è la soluzione del problema della poliomielite, e a questo punto essi smettono di investire in questo problema sforzi e denari e si attaccano al problema del cancro, o a qualunque altro problema.
Quindi la medicina finisce col diventare una scienza totale la cui struttura è sostanzialmente quella di un coacervo di trucchi. All’interno di questa scienza c’è una conoscenza straordinariamente scarsa del genere di cose di cui sto parlando; cioè del corpo visto come un sistema autocorrettivo organizzato in modo cibernetico e sistemico. Le sue interdipendenze interne sono pochissimo comprese. È accaduto che i fini hanno determinato ciò che doveva diventare oggetto dell’indagine o della coscienza della scienza medica.
Se si lascia che siano i fini a organizzare ciò che diviene oggetto della nostra indagine conscia, ciò che si ottiene sono trucchi, alcuni dei quali magari eccellenti. È straordinario che questi trucchi siano stati scoperti: di questo io non discuto. Pure noi non sappiamo un fico secco, in realtà, del sistema d’interconnessione globale.

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A proposito di Davide Baventore

Davide Baventore - Psicologo

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Mi chiamo Davide Baventore, sono uno psicologo sistemico, appassionato di teoria della complessità e delle nuove tecnologie. Vivo e lavoro a Milano, Busto Arsizio e svolgo consultazioni psicologiche online attraverso l'uso di skype. Da quando ho cominciato a studiare psicologia mi sono appassionato alle sue molteplici applicazioni, che la rendono una delle scienze più poliedriche che ci siano. Dall'aiuto a chi si trova in un momento problematico allo sviluppo dell'ergonomia, dalle tecniche di rilassamento alla meditazione, dalle applicazioni in ambito lavorativo allo studio della fisiologia del cervello la psicologia è diventata protagonista di una serie di ambiti diversissimi compreso l'utilizzo delle nuove tecnologie sia in senso positivo che negativo. In questo blog cerco di dare informazioni utili a colleghi psicologi e a persone interessate a conoscere questo mondo profondo e poliedrico. Per ogni domanda e curiosità che avete potete scrivermi attraverso il modulo che c'è nella pagina "chi sono" del sito. Ogni suggerimento è gradito! Se invece vi interessa una consulenza psicologica online cercate le informazioni nell'apposita sezione!

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