Correre: questione di gambe e di cervello

Un'incitazione alla corsa che usa un linguaggio metaforico

Un'analisi di alcuni aspetti psicologici legati alla corsaMi sono imbattuto in un articolo che mette sotto la lente d’ingrandimento l’influenza  che atteggiamento e stili di pensiero sulla capacità di correre.

Sapete cosa intendono i corridori americani quando usano l’espressione “to hit the wall” (sbattere contro il muro) a proposito della corsa? Si riferiscono a una sensazione conosciuta da chi si allena per la maratona: dopo circa 32 km i muscoli esauriscono il glicogeno (un “combustibile” per il corpo) e cominciano a bruciare il grasso corporeo come fonte energetica. Contemporaneamente l’atleta sperimenta un particolare stato di fatica che lo spinge ad interrompere la corsa.

Alcune ricerche (che l’autore non cita) metterebbero in correlazione la probabilità che l’atleta “sbatta contro il muro” e che lo “superi” con il suo stile di pensiero e di reazione allo stress. La psicologia quindi, come sempre, c mette lo zampino.

Quali sarebbero dunque i fattori importanti per una buona performance?

  1. Fattori fisici. Evidentemente la qualità dell’allenamento, dell’alimentazione e il riposo influiscono sulleUn'incitazione alla corsa che usa un linguaggio metaforico capacità atletiche.
  2. Gli stili di pensiero. I ricercatori hanno diviso chi corre in 4 categorie, determinate dall’incrocio di due variabili: la variabile attenzione che può essere rivolta verso l’interno o l’esterno e la variabile distrazione, cioè la tendenza dell’atleta a pensare a ciò che è rilevante per portare a termine il compito oppure a elementi distraenti.
    Così ci sono atleti interno-rilevante, interno-distratto, esterno-rilevante, esterno-distratto. (scusate la traduzione ma non mi veniva di meglio)
    Atleti che mentalmente indugiano troppo sul loro stato interno (quindi uno stile interno-rilevante) percepiranno come molto rilevanti tutti i dolori e le fatiche sperimentate, accorgendosi prima degli altri del “muro” e percependo la fatica più a lungo.
  3. Ma questo non basta. una volta che l’atleta si è accorto di essere in difficoltà assume importanza il suo stile di gestione dell’informazione. Se sentite fatica e reagite con agitandovi questa non farà che peggiorare la situazione, mentre adottando accettare la situazione e distrarsi contribuisce a sentire meno la fatica e il dolore.
  4. Lo stress è anch’esso nemico della corsa dato che fa bruciare più velocemente le risorse energetiche. Poiché lo stress si sviluppa quando abbiamo la percezione di non saper affrontare una situazione dovremmo cercare di prevenirlo controllando ciò che è controllabile. Ad esempio preparando in anticipo tutta l’attrezzatura, pianificando come arrivare alla partenza della maratona, riflettendo sulle decisioni che sarà necessario prendere durante la corsa e stabilendo la strategia in anticipo.
  5. Non diventate fonte di stress per voi stessi: se sapete che non riuscite a mantenere l’andatura è inutile che continuiate a provarci. Come accennato prima lo stress è legato alla percezione del controllo per cui focalizzarsi su ciò che non riuscite a fare o che potreste non riuscire a fare aumenta la vostra attivazione fisiologica e dunque vi stanca maggiormente.
  6. Un'immagine ironica sulla corsa e la percezioneLe vostre aspettative giocano anch’esse un ruolo di primo piano: aspettarsi di fallire non fa che diminuire la vostra resistenza e fornirvi una buona scusa per abbandonare la corsa. Se volete davvero cercare di non “sbattere contro il muro” (e magari non siete allenati a sufficienza…) vi conviene mentire a voi stessi invece che essere realistici.

E voi, che stile di pensiero adottare? Come gestite lo stress? Che aspettative avete?

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A proposito di Davide Baventore

Davide Baventore - Psicologo

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Mi chiamo Davide Baventore, sono uno psicologo sistemico, appassionato di teoria della complessità e delle nuove tecnologie. Vivo e lavoro a Milano, Busto Arsizio e svolgo consultazioni psicologiche online attraverso l'uso di skype. Da quando ho cominciato a studiare psicologia mi sono appassionato alle sue molteplici applicazioni, che la rendono una delle scienze più poliedriche che ci siano. Dall'aiuto a chi si trova in un momento problematico allo sviluppo dell'ergonomia, dalle tecniche di rilassamento alla meditazione, dalle applicazioni in ambito lavorativo allo studio della fisiologia del cervello la psicologia è diventata protagonista di una serie di ambiti diversissimi compreso l'utilizzo delle nuove tecnologie sia in senso positivo che negativo. In questo blog cerco di dare informazioni utili a colleghi psicologi e a persone interessate a conoscere questo mondo profondo e poliedrico. Per ogni domanda e curiosità che avete potete scrivermi attraverso il modulo che c'è nella pagina "chi sono" del sito. Ogni suggerimento è gradito! Se invece vi interessa una consulenza psicologica online cercate le informazioni nell'apposita sezione!

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