Il “volto del male”….ancora?

Una scena del film Frankenstein Junior di Mel Brooks

Una scena del film Frankenstein Junior di Mel BrooksOgni tanto rispunta in psicologia una vecchia storia: individuare il carattere degli individui dal loro aspetto.

Questa volta è il turno di un giovane dottorato della Washington University, Nicholas S. Holtzman, che vorrebbe capire se è possibile individuare persone malvagie, fredde, calcolatrici ed egoiste grazie alle caratteristiche del loro volto. Il sito di Repubblica riporta qui la notizia e il blog jumpinshark commenta l’articolo e la scarsa attenzione con cui viene proposto.

Ma noi occupiamoci della ricerca di Holtzman pubblicata sul Journal of Research in Personality (e visibile qui): cos’ha fatto, in sintesi, questo ricercatore? Ha trovato 81 soggetti disponibili a partecipare alla ricerca e a ciascuno di loro ha scattato una fotografia e ha chiesto di compilare dei questionari studiati per evidenziare la presenza di psicopatia, narcisismo e/o macchiavellismo. A ciascuno dei partecipanti ha anche chiesto di indicare 10 indirizzi email – di amici ed ex-partner – i quali devono compilare gli stessi questionari a proposito della persona che ha fornito il loro indirizzo email.

Una volta elaborati i punteggi che emergono da questi test il Dott. Holtzman ha individuato chi sono i 10 uomini e le 10 donne che hanno ricevuto il punteggio massimo e quello minimo su ciascuno dei 3 tratti. Per individuare il volto “tipo” dell’individuo machiavellico Holtzman ha dunque perso le 10 foto di coloro che hanno avuto il punteggio più alto su questo tratto e – grazie ad un software di morphing (nello specifico FantaMorph) – ne ha fatto una sorta di “sintesi”. E così ha fatto anche per le altre dimensioni di personalità: la psicopatia e il narcisismo, ottenendo questo

Il risultato del processo di morphing usato da Holtzman per ricavare il volto ideale di uomini e donne con alto o basso valore di machiavellismo, psicopatia o narcisismo

Credit to Nicholas Holtzman and Washington University of St. Luis

Per verificare se questi volti fatti al computer fossero davvero una rappresentazione fedele di narcisismo, psicopatia e machiavellismo è stato chiesto a 105 studenti di valutarli e ne è emersa che tra è più difficile dare valutazioni accurate per i volti maschili che femminili.
Al di là dei risultati e della metodologia sui quali si potrebbe discutere, quello che mi lascia un po’ perplesso è proprio l’idea alla base della ricerca che dal volto di una persona si possa prevederne il comportamento o individuarne la “personalità”.

L’autore cerca di spiegare come ciò sia possibile e fondamentalmente ci sono tre ipotesi:

  • la personalità e i tratti somatici si ereditano e per qualche ragione ancora ignota la selezione naturale avrebbe fatto in modo che persone con un certo volto abbiano anche un certo carattere. Secondo la letteratura cui fa riferimento Holtzman gli ormoni potrebbero avere un ruolo nel dare forma ad entrambi gli ambiti.
  • La morfologia è ereditaria e il proprio fisico influenza la percezione di sé. Quindi una persona con la faccia da “buono” vedrà allo specchio un’immagine di se stesso che gli rimanda questa impressione e questo contribuirà a farlo diventare davvero buono.
  • La personalità non si eredita ma i tratti somatici sì. Poiché i tratti somatici sono visibili a tutti, le persone che incontriamo ci tratteranno conformemente a quello che loro vedono in noi.  Se ad esempio abbiamo un viso percepito come “cattivo” verremo trattati come fossimo persone cattive e – col tempo – cattivi lo diventeremo davvero.
Tutte le ipotesi reggono poco, a mio avviso: la prima è troppo semplicistica perché gli atteggiamenti di certo non si ereditano per via genetica, la seconda isola del tutto il soggetto da suo ambiente e dalle sue relazioni e la terza – che è più sistemica – è davvero eccessivamente deterministica e lineare.
Quello che mi stupisce è a facilità con la quale notizie del genere vengono date in pasto al pubblico. Già mi immagino le possibili reazioni: “Hai visto? Te l’avevo detto che aveva la faccia da psicopatico. Assomiglia a quello della ricerca!”
E’ vero che i giornalisti non devono essere esperti di ciò di cui scrivono ma ogni tanto un po’ di senso critico non guasterebbe.

 

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A proposito di Davide Baventore

Davide Baventore - Psicologo

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Mi chiamo Davide Baventore, sono uno psicologo sistemico, appassionato di teoria della complessità e delle nuove tecnologie. Vivo e lavoro a Milano, Busto Arsizio e svolgo consultazioni psicologiche online attraverso l'uso di skype. Da quando ho cominciato a studiare psicologia mi sono appassionato alle sue molteplici applicazioni, che la rendono una delle scienze più poliedriche che ci siano. Dall'aiuto a chi si trova in un momento problematico allo sviluppo dell'ergonomia, dalle tecniche di rilassamento alla meditazione, dalle applicazioni in ambito lavorativo allo studio della fisiologia del cervello la psicologia è diventata protagonista di una serie di ambiti diversissimi compreso l'utilizzo delle nuove tecnologie sia in senso positivo che negativo. In questo blog cerco di dare informazioni utili a colleghi psicologi e a persone interessate a conoscere questo mondo profondo e poliedrico. Per ogni domanda e curiosità che avete potete scrivermi attraverso il modulo che c'è nella pagina "chi sono" del sito. Ogni suggerimento è gradito! Se invece vi interessa una consulenza psicologica online cercate le informazioni nell'apposita sezione!

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