L’empatia è solo umana?

Un'immagine dell'esperimento di Mason et al. in cui il ratto libero cerca di aprire la porta della gabbia in cui è imprigionato il suo simile
Un'immagine dell'esperimento di Mason et al. in cui il ratto libero cerca di aprire la porta della gabbia in cui è imprigionato il suo simile

CREDIT: © Science/AAAS

Grande scalpore ha fatto una ricerca di psicologia, pubblicata il 9 dicembre scorso su Science, nella quale un gruppo di ricercatori dell’Università di Chicago mostra come i ratti mostrino comportamenti empatici nei confronti dei loro simili che sono in condizioni di difficoltà.

Il succo dell’esperimento è questo: i ratti non solo sentono il “contagio emotivo” dovuto alla sofferenza di un loro simile, ma sono anche attivamente indotti ad aiutarlo pur non ricevendone un beneficio diretto.

La ricerca ci racconta che se un ratto viene posto in uno spazio all’interno del quale c’è una piccola gabbia che rinchiude un suo simile, il primo ratto – quello libero – cercherà in ogni modo di liberare il suo compagno dalla sua piccola prigione di plexiglass. Le numerose varianti nelle quali è stato realizzato l’esperimento inducono a ipotizzare che l’aiuto offerto all’animale imprigionato viene dato in ogni condizione, anche quando l’animale libero non ne riceverà alcuna gratificazione. Il ratto libero, ad esempio, aprirà la gabbia anche se poi non potrà interagire col compagno liberato (perché separati da una parete divisoria).

Di seguito il video di presentazione della ricerca con la voce di Peggy Mason che è a capo di questo progetto.

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Dopo aver visto il video devo dire che i risultati sembrano interessanti più per le domande che evocano che per le risposte che danno. Mi sono anche chiesto per quale motivo sembri così stupefacente che gli animali mostrino segni di ciò che noi chiamiamo empatia.
Non sono rari i casi di cronaca nei quali si riportano episodi di soccorso messi in atto da animali a vantaggio di uomini, bambini o animali di altre specie.

Qui di seguito posto solo alcuni esempi trovati in rete ma c’è da chiedersi per quale motivo il procedere scientifico in molti casi continui a non tener conto di dati dell’esperienza comune: in una certa misura basta conoscere un cane per rendersi conto della sua capacità “empatica”.

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Non sarebbe stato più sensato fare una riflessione approfondita e magari innovativa su cosa sia in effetti l’empatia o cercare di ampliarne la comprensione evidenziando quali elementi comuni fra noi e gli animali rendono ragione di questo fenomeno?
Sappiamo già che in alcune forme di vita (che noi consideriamo) più elementari – come le formiche o le api – trovano ampia espressione comportamenti volti a favorire il gruppo a discapito dell’individuo, ma tendiamo sempre a pensare che si tratti di non meglio specificati istinti scritti da qualche parte nel codice genetico.

L’impressione è che tanto più la scienza tenta di studiare il “più piccolo” tanto più le sfuggono invece i fattori comuni a tutta la biosfera che ne regolano il funzionamento.

Se poi avete avuto la pazienza di seguire il video della ricerca sui ratti avrete sentito che la ricercatrice afferma che la ricerca dimostra che l’empatia è un mandato biologico e che (…rullo di tamburi…) è nel nostro cervello. Questa idea apre dunque la strada a ricerche effettuate sul cervello dei ratti per localizzare in quale area esatta si “manifesti” l’empatia. Questo naturalmente non ci aiuterà a capire nulla di più dell’empatia stessa ma – come diceva giustamente uno dei commentatori su Science -se i topi sono empatici verso i loro simili i ricercatori non sembrano esserlo verso i topi.

 

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A proposito di Davide Baventore

Davide Baventore - Psicologo

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Mi chiamo Davide Baventore, sono uno psicologo sistemico, appassionato di teoria della complessità e delle nuove tecnologie. Vivo e lavoro a Milano, Busto Arsizio e svolgo consultazioni psicologiche online attraverso l'uso di skype. Da quando ho cominciato a studiare psicologia mi sono appassionato alle sue molteplici applicazioni, che la rendono una delle scienze più poliedriche che ci siano. Dall'aiuto a chi si trova in un momento problematico allo sviluppo dell'ergonomia, dalle tecniche di rilassamento alla meditazione, dalle applicazioni in ambito lavorativo allo studio della fisiologia del cervello la psicologia è diventata protagonista di una serie di ambiti diversissimi compreso l'utilizzo delle nuove tecnologie sia in senso positivo che negativo. In questo blog cerco di dare informazioni utili a colleghi psicologi e a persone interessate a conoscere questo mondo profondo e poliedrico. Per ogni domanda e curiosità che avete potete scrivermi attraverso il modulo che c'è nella pagina "chi sono" del sito. Ogni suggerimento è gradito! Se invece vi interessa una consulenza psicologica online cercate le informazioni nell'apposita sezione!

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