C’è la crisi! A che ci servono gli psicologi?

Una foto di Albert Einstein da giovane, nel 1910 circa

Una foto di Albert Einstein da giovane, nel 1910 circa“Non pre­ten­diamo che le cose cam­bino se con­ti­nuiamo a fare le stesse cose. La crisi può essere una grande bene­di­zione per le per­sone e le nazioni, per­ché la crisi porta pro­gressi. La crea­ti­vità nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.

È nella crisi che sorge l’inventiva, le sco­perte e le grandi stra­te­gie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere supe­rato. Chi attri­bui­sce alla crisi i suoi fal­li­menti e disagi, ini­bi­sce il pro­prio talento e dà più valore ai pro­blemi che alle solu­zioni. La vera crisi e l’incompetenza.

Il più grande incon­ve­niente delle per­sone e delle nazioni è la pigri­zia nel cer­care solu­zioni e vie d’uscita ai pro­pri problemi.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una rou­tine, una lenta ago­nia. Senza crisi non c’è merito.

È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, per­ché senza crisi tutti i venti sono delle lievi brezze. Par­lare di crisi signi­fica incre­men­tarla, e tacere della crisi è esal­tare il conformismo.

Invece lavo­riamo duro.

Finia­mola una volta per tutte con l’unica crisi peri­co­losa che è la tra­ge­dia di non voler lot­tare per superarla.”

Albert Ein­stein

Da “Il mondo come io lo vedo”

Mein Wet­bild (1931)

Copiato da Wordshelter

 

Non voglio far la figura di chi usa le citazioni per sostenere un ottimismo irrealistico e dunque cercherò di prendere quello che scrive Einstein per quello che mi sembra voglia essere: un’esortazione a sfruttare i momenti di cambiamento (anche drammatici) per analizzare quello che è successo e spremersi le meningi per far in modo che le cose vadano meglio.

Un'illustrazione che raffigura il Barone di Munchausen nell'atto di uscire da un pantano tirandosi per il codinoIn un momento come questo nel quale la crisi è uno dei primi pensieri per tutti mi sembra che la maggiore preoccupazione sia quella di uscirne e non di come alla crisi ci siamo arrivati. Si penserà: “Ci mancherebbe! Il primo problema è non essere più in crisi!”
Quello che io mi chiedo è se invece provare ad uscirne senza aver capito come ci si è arrivati non ci metta nella posizione del famoso Barone di Münchhausen che impantanatosi con il suo cavallo in una palude riuscì a uscirne tirandosi da solo per il proprio codino.

Uscendo fuor di metafora sembra sensato pensare che sia impensabile uscire davvero da una situazione utilizzando la stessa logica che ci ha portato a quel punto. Ma, pur sembrando sensato questo ragionamento, è esattamente quello che i paesi coinvolti in questo momento critico stanno facendo. Per provare a recuperare terreno, infatti, tentano di perfezionare i meccanismi già esistenti invece di pensarne di nuovi, dopo aver fatto i conti con gli errori di quelli precedentemente usati.

Ce lo dice anche l’articolo di Rosaria Amato sul suo blog: per scampare alla crisi chi viene interpellato? Gli stessi economisti che l’hanno creata o che per lo meno non si sono accorti che stava arrivando a grandi passi! Per ci sembra che i paesi più in crisi abbiano ministri delle finanze con il dottorato in economia mentre i paesi più solidi si affidano a gente che fa un altro mestiere! L’articolo non suggerisce che la crisi dipenda dai titoli di studio dei ministri, ma certamente apre la strada a ipotesi molto ironiche di questa situazione.

In realtà questo modo di procedere sembra offrire un buon parallelismo con diverse questioni pratiche e teoriche, da una parte infatti ci ricorda quale è la difficoltà ad uscire dai propri punti di vista se non c’è qualcuno che ci indica un modo diverso e altrettanto plausibile di “leggere” la realtà e questo a sua volta spiega come molti dei clienti che poi finiscono nello studio dello psicologo arrivino a vivere in situazioni che – viste dall’esterno – sembrano paradossali.

Se ogni fenomeno umano è fondamentalmente un fenomeno mentale1, tornando agli psicologi, siamo proprio noi che – in teoria – dovremmo possedere gli strumenti concettuali e operativi per analizzare le idee e individuare quali sono le implicazioni di queste ultime che ci portano alla rovina. Eppure, paradossalmente, finiamo anche noi per essere vittime della stessa logica che provoca le crisi. Quest’ultima infatti è la logica della specializzazione scientifica, dei campi separati del sapere e delle azioni collegate linearmente pertanto a noi psicologi – che veniamo riconosciuti solo come esperti di un certo tipo di disagio – viene sempre chiesto “che effetto ha la crisi sul disagio delle persone? Lo aumenta? Lo modifica? Avete più pazienti depressi?”

Il fatto è che noi psicologi purtroppo non sfuggiamo alle leggi del marketing e, in genere, amiamo comparire sui giornali, nei telegiornali e in radio, per cui ci atteniamo con cortesia a quello che l’intervistatore ci chiede senza cercare di spiegare che la logica con la quale pone le domande magari non è la migliore per affrontare l’argomento.

Questa tendenza ad aderire alle richieste formulate secondo una logica estranea agli psicologi capita non solo nelle interviste, ma anche in vari ambiti di applicazione della psicologia stessa. Ad esempio in quello ospedaliero, dove spesso lo psicologo viene “somministrato” come un farmaco per tener buoni pazienti problematici o per affrontare con questi gli argomenti che il personale medico non vuole gestire, un esempio su tutti: il tema della morte.

Allo stesso modo credo (non ci lavoro) anche lo psicologo scolastico assolve un po’ a questa funzione: invece di cercare di costruire con le insegnanti letture della realtà che amplino le loro possibilità d’intervento spesso lo psicologo fa la sua attività di sportello con gli studenti stessi ma senza modificare le modalità operative dell’organizzazione nella quale lavora.

E probabilmente potremmo andare avanti molto con gli esempi di situazioni in cui, come diceva Watzlawick :

Per capire che una risposta è sbagliata non occorre una intelligenza eccezionale, ma per capire che è sbagliata una domanda ci vuole una mente creativa

[1] intesa in senso relazionale e includendovi anche la corrente definizione di “corpo”

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A proposito di Davide Baventore

Davide Baventore - Psicologo

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Mi chiamo Davide Baventore, sono uno psicologo sistemico, appassionato di teoria della complessità e delle nuove tecnologie. Vivo e lavoro a Milano, Busto Arsizio e svolgo consultazioni psicologiche online attraverso l'uso di skype. Da quando ho cominciato a studiare psicologia mi sono appassionato alle sue molteplici applicazioni, che la rendono una delle scienze più poliedriche che ci siano. Dall'aiuto a chi si trova in un momento problematico allo sviluppo dell'ergonomia, dalle tecniche di rilassamento alla meditazione, dalle applicazioni in ambito lavorativo allo studio della fisiologia del cervello la psicologia è diventata protagonista di una serie di ambiti diversissimi compreso l'utilizzo delle nuove tecnologie sia in senso positivo che negativo. In questo blog cerco di dare informazioni utili a colleghi psicologi e a persone interessate a conoscere questo mondo profondo e poliedrico. Per ogni domanda e curiosità che avete potete scrivermi attraverso il modulo che c'è nella pagina "chi sono" del sito. Ogni suggerimento è gradito! Se invece vi interessa una consulenza psicologica online cercate le informazioni nell'apposita sezione!

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