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Morire di troppa protezione?

Un'immagine di blue large butterfly

Un'immagine di blue large butterflySe qualcuno mi chiedesse per quale motivo trovo che ci sia un “vantaggio competitivo” nella psicologia sistemica direi che per me essa rappresenta l’orientamento teorico che con più impegno guarda alla complessità alla base dei fenomeni psichici.

Quando dico complessità intendo il semplice fatto che ciò che succede all’interno della biosfera non è mai un avvenimento isolato ma – al contrario – è sempre fittamente (e non banalmente) intrecciato con tutto ciò che lo circonda.

A confermarcelo ci sono numerose acquisizioni dei settori progrediti della scienza (la biologia e la fisica, tendenzialmente non la psicologia…) che da tempo hanno cominciato a privilegiare lo studio della complessità piuttosto che trattare i fenomeni naturali come costruzioni di Lego da smontare in pezzi più piccoli e rigorosamente indipendenti tra loro.

Nello specifico leggo recentemente sul sempre ottimo Pikaia un articolo dal titolo “Morire di troppa protezione” scritto da Marco Ferraguti, professore di evoluzione biologica alla statale di Milano.
Al di là del fatto che il titolo “Morire di troppa protezione” sembra adeguato anche alla storia di molti bambini di oggi ci si può chiedere che relazione abbiano un articolo che tratta di biologia evoluzionista e l’argomento di questo blog. E’ presto detto: nell’articolo su Pikaia.eu si parla del tentativo di proteggere una specie di farfalla in via d’estinzione, la Maculinea Arion, fallito per la mancata comprensione dei legami complessi che esistono tra il ciclo riproduttivo di questo insetto e gli elementi ambientali circostanti quali: la qualità dei prati, le specie di formiche che ci fanno il nido, il calore del terreno, i collezionisti che vanno a caccia di farfalle, ecc.

Il ciclo riproduttivo della grande farfalla blu

Credits to Richard Lewington

Cerco di sintetizzare quello potete leggere con maggior completezza nell’articolo originale: la specie di farfalle Maculinea Arion ha un ciclo riproduttivo assai complesso e le sue uova vengono inizialmente depositate sulle foglie di timo, del quale inizialmente le larve si nutrono. Sucessivamente queste si lasciano cadere dalle foglie finendo così nel prato sottostante. Una volta a terra le larve secernono una sostanza zuccherina ed emettono segnali che attirano l’attenzione delle formiche del genere Myrmica le quali, ingannate, trasportano la larva all’interno del loro nido e la accudiscono. A questo punto la larva di M. Arion comincia a nutrirsi delle larve di formica attorno a sé, cresce, si sviluppa fino a quando esce dal bozzolo e se ne va dal nido delle formiche.

Negli anni ’30 in Inghilterra si fecero degli sforzi per salvare questa specie di farfalle e a tal fine si creò un recinto che doveva proteggerle dai collezionisti e da altri predatori. Quello che gli scienziati allora non avevano capito era che, così facendo, avevano cambiato le condizioni ambientali favorendo il proliferare di una specie di formiche indifferente ai “trucchi” delle larve di M. Arion, decretandone così la morte.

Il meccanismo che ho descritto è in realtà ancora più complesso e ne trovate una sintesi migliore a questo indirizzo, tuttavia il concetto sembra molto chiaro: quando si studiano fenomeni complessi affidarsi ad una logica lineare, che stabilisce nessi causa-effetto tra pochi elementi, rischia di essere un’eccessiva semplificazione e porta ad una comprensione insufficiente della questione con il rischio dunque di prendere decisioni sbagliate.

Se si parla del comportamento e della mente umana, creata e costantemente mantenuta nell’interazione con gli altri all’interno di contesti culturalmente caratterizzati, sembra evidente che siamo di nuovo di fronte a fenomeni estremamente complessità verso i quali va utilizzata la stessa cura necessaria per capire il funzionamento dei meccanismi biologici e zoologici.

(p.s. la storia delle farfalle ha un lieto fine: grazie a queste scoperte sono state reintrodotte con successo in Inghilterra)

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A proposito di Davide Baventore

Davide Baventore - Psicologo

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Mi chiamo Davide Baventore, sono uno psicologo sistemico, appassionato di teoria della complessità e delle nuove tecnologie. Vivo e lavoro a Milano, Busto Arsizio e svolgo consultazioni psicologiche online attraverso l'uso di skype. Da quando ho cominciato a studiare psicologia mi sono appassionato alle sue molteplici applicazioni, che la rendono una delle scienze più poliedriche che ci siano. Dall'aiuto a chi si trova in un momento problematico allo sviluppo dell'ergonomia, dalle tecniche di rilassamento alla meditazione, dalle applicazioni in ambito lavorativo allo studio della fisiologia del cervello la psicologia è diventata protagonista di una serie di ambiti diversissimi compreso l'utilizzo delle nuove tecnologie sia in senso positivo che negativo. In questo blog cerco di dare informazioni utili a colleghi psicologi e a persone interessate a conoscere questo mondo profondo e poliedrico. Per ogni domanda e curiosità che avete potete scrivermi attraverso il modulo che c'è nella pagina "chi sono" del sito. Ogni suggerimento è gradito! Se invece vi interessa una consulenza psicologica online cercate le informazioni nell'apposita sezione!

Comments 2

  1. Ciao Davide e grazie! in più in italiano, mi sento una privilegiata! 🙂 bell’articolo, che coincidenza, proprio l’altro pomeriggio ho usato la metafora ecologica per spiegare l’ approccio sistemico ad un paziente (ma era molto meno dettagliato dell’esempio della Maculinea Arion! a presto su questi schermi 🙂 S

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