Comitato di controllo dell’informazione

Glenn Close

Glenn CloseA volte mi piacerebbe ci fosse un comitato di controllo dell’informazione che possa leggere tutte le notizie di tema psicologico pubblicate dai giornali e sottoporle a vaglio critico. Mi rendo conto che servizi di questo tipo esistono già, ma probabilmente non possono commentare che gli errori o le semplificazioni più grossolane e devono in ogni caso esprimere pareri molto diplomatici per non irritare nessun appartenente a categorie professionali limitrofe alla nostra.

I giornalisti d’altra parte spesso non hanno né il tempo né le conoscenze per trattare argomenti che non fanno parte del loro specifico professionale, perciò spesso si limitano a dare le notizie nella maniera che secondo loro è più accattivante dedicando loro il poco spazio che il loro giornale gli ha concesso. Quando si tratta di psicologia, quindi, il risultato è spesso disastroso.

Prendo ad esempio un articolo trovato su Corriere.it che si intitola “Glenn Close: «La lotta di mia sorella e mio nipote contro la loro malattia mentale»”. In questo pezzo l’attrice Glenn Close racconta della sua esperienza di vita con due membri della sua famiglia che sono, a suo dire, sofferenti di malattie mentali. Particolarmente interessante per me è il passo che segue:

La sofferenza di mia sorella, invece, non è mai stata compresa correttamente dai medici fino ai suoi 47 anni. Che rabbia. Io, i miei, pensavamo che fosse una ragazzina selvaggia, ma la realtà è che in famiglia eravamo sprovvisti del vocabolario per parlare della malattia mentale. Non sapevamo. O non volevamo sapere. Chissà quante altre famiglie vivono le stesse cose.

Vediamo un po’ quali sono gli impliciti contenuti in questa dichiarazione:

  1. una diagnosi effettuata da uno specialista cambia il senso dei comportamenti, pur rimanendo questi gli stessi;
  2. esiste una differenza fondamentale, una discontinuità, tra lo stato di persona problematica (o rompiballe) e quello di malato mentale;
  3. poter dare un’etichetta ad un comportamento rende molto più tranquilli e permette ai familiari di non chiedersi più il senso dei comportamenti di un altro familiare, quello malato, perché questi sono semplicemente attribuibili alla malattia
  4. la malattia mentale (se proprio non troviamo un termine migliore…) è “a carico del destinatario” nel senso che è una cosa che appartiene del tutto al “malato” ma non ha nulla a che fare con il suo sistema di relazioni, il significato che attribuisce al mondo o altri concetti psicologici.
Ora tutto questo è interessante soprattutto alla luce del fatto che l’attrice, nel resto delle dichiarazioni riportate dall’articolo, sostiene
…mi sono messa a studiare a fondo l’argomento…
eppure da tutti questi studi sembra che non abbia mai incontrato nessun argomento di tipo psicologico perché, dice ancora
l’organizzazione no profit che ho fondato, BringChange2mind (tradotto, Porta il cambiamento alla mente), ha proprio la missione di far capire come quella che viene definita follia debba diventare parte delle nostre riflessioni, perché fa parte della condizione umana. Dobbiamo parlare della malattia mentale, che sia depressione o schizofrenia, o ancor disturbo bipolare, come se stessimo parlando del diabete o del cancro.
cioè il problema è che non abbiamo ancora accettato il fatto che la malattia mentale esiste e che la dobbiamo prendere così com’è, una sorta di tegola che ci cade tra capo e collo e che possiamo trattare al massimo con qualche bella pillolina, un po’ come il diabete e il cancro, appunto. Bisogna rassegnarsi insomma, se solo l’avessi saputo prima!
Ma siccome gli articoli di giornale non possono finire male, ecco ricomparire la luce in fondo al tunnel:
Mio nipote, nonostante il suo disturbo, vive la sua vita pienamente e realizza la sua creatività. Calen dipinge: la sua passione per l’arte e il suo talento sono il focus che gli consente di non scindersi e rimanere se stesso»
Ecco, l’arte, e lo dice un’attrice quindi c’è da fidarsi, è la medicina che lo “tiene insieme” e non lo fa diventare “qualcun altro”.
Preso dalla curiosità ho poi cliccato su un altro link che era lì in bella mostra nella barra laterale e sono arrivato qui dove il Prof. Altamura ci spiega che, per questo disturbo, la
psicoterapia può aiutare a fronteggiare paura, vergogna e ansietà. In tutti i casi, è consigliato un sonno regolare.
Cioè, tradotto, la terapia ti può aiutare ad accettare il fatto che sei malato e che non ti devi spaventare tanto, né vergognarti, né farti assalire da una certa agitazione in ogni caso non ti aiuta a cambiare “la malattia”. Diciamo che noi psicoterapeuti siamo un po’ come un blando calmante.
Onestamente trovo ancora un po’ sconfortante che dopo tutta la storia della psicologia e della psicoterapia l’informazione sia ancora così aderente a definizioni di tipo medico e che non prenda per nulla in considerazione gli aspetti psicologici che fanno parte della sofferenza psichica. Noi psicologi siamo per lo più utilizzati per commentare le notizie di costume o i fatti di cronaca e ci viene anche posta la fatidica domanda: “Cosa succede nella mente di chi….(metteteci il verbo che volete)…?” come se avessimo la palla di cristallo.
La psichiatria invece gode di una miglior fama, è chiara e permette di decidere senza dubbi se uno è malto oppure no, e così io posso dire di essere sano. Un po’ come risponde Sheldon, il personaggio del telefilm The Big Bang Theory, quando gli fanno intendere di non essere normale “My mother had me tested” cioè “mia madre mi ha fatto controllare” e quindi sono stato certificato come normale!

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A proposito di Davide Baventore

Davide Baventore - Psicologo

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Mi chiamo Davide Baventore, sono uno psicologo sistemico, appassionato di teoria della complessità e delle nuove tecnologie. Vivo e lavoro a Milano, Busto Arsizio e svolgo consultazioni psicologiche online attraverso l'uso di skype. Da quando ho cominciato a studiare psicologia mi sono appassionato alle sue molteplici applicazioni, che la rendono una delle scienze più poliedriche che ci siano. Dall'aiuto a chi si trova in un momento problematico allo sviluppo dell'ergonomia, dalle tecniche di rilassamento alla meditazione, dalle applicazioni in ambito lavorativo allo studio della fisiologia del cervello la psicologia è diventata protagonista di una serie di ambiti diversissimi compreso l'utilizzo delle nuove tecnologie sia in senso positivo che negativo. In questo blog cerco di dare informazioni utili a colleghi psicologi e a persone interessate a conoscere questo mondo profondo e poliedrico. Per ogni domanda e curiosità che avete potete scrivermi attraverso il modulo che c'è nella pagina "chi sono" del sito. Ogni suggerimento è gradito! Se invece vi interessa una consulenza psicologica online cercate le informazioni nell'apposita sezione!

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