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Autostima libera tutti!

Pillole di autostima

Pillole di autostimaCi sono una serie di concetti in psicologia che non mi sono mai stati del tutto chiari o verso i quali nutro una sorta di sfiducia di fondo. E’ possibile in parte che ciò derivi dalla forte diffusione che hanno avuto e dal fatto che sono entrati nel linguaggio comune perdendo quindi ogni parvenza di utilità.

Uno di questi è, ed era prevedibile, il concetto di autostima.

Oggi non c’è persona che non conosca il concetto di autostima: tutti lo cercano e tutti lo vogliono, un po’ come Figaro, il barbiere di Siviglia.
E’ ormai conoscenza e credenza comune che se non sei molto convinto delle tue capacità, se hai difficoltà ad affrontare certe prove, se ti fai mettere i piedi in testa tutto ciò è colpa dall’autostima.
Vai male a scuola: non ti stimi abbastanza.
La ragazza ti ha lasciato? E’ perché si è stufata di stare con uno che ha una bassa autostima come te! (ed è andata con uno che ce l’ha alta, naturalmente)
Non hai buone relazioni con gli amici? Perché loro capiscono che tu ti stimi poco e dunque ti stimeranno poco anche loro.

Alcuni dei punti deboli dell’autostima stanno, dal mio punto di vista, in queste caratteristiche:

  • la sua genericità: tantissimi comportamenti o difficoltà possono potenzialmente essere spiegati con l’autostima e non c’è limite alla flessibilità de concetto. Se sei bravo a scuola ma un disastro nei rapporti avrai l’autostima bassa solo per quel che riguarda i rapporti ma non per la scuola, e viceversa. Il problema di un concetto che è sempre vero è il fatto che perde potere esplicativo: se è valido per tutto allora non spiega nulla!
  • la sua circolarità: in qualche modo l’autostima è diventata un concetto auto-evidente. Perché ti senti demotivato? Perché hai l’autostima bassa. E come faccio a sapere che hai l’autostima bassa? Perché ti senti demotivato. Come sostiene Antonio Fasanella in questo articolo:

Un argomento siffatto risulterebbe, peraltro, assolutamente inutilizzabile a fini predittivi, dal momento che l’inferenza della dimensione latente sarebbe possibile solo quando il fenomeno avesse già avuto luogo e non prima.

  • il determinismo psichico: il principio secondo il quale esistono nessi causali e lineari tra i (cosiddetti) fatti e dimensioni discrete della nostra vita psichica è ormai superato. L’universo di stimoli e comunicazioni dentro al quale prende forma la nostra individualità non è soggetto a rapporti semplici come quelli della fisica classica, quelli che esistono – come diceva Bateson – tra una palla da biliardo e un’altra palla che da essa viene colpita. In quest’ultimo caso le reazioni della palla da biliardo sono facilmente prevedibili, mentre nel mondo dei viventi non si danno fatti tanto facilmente anticipabili. Stabilire dunque un nesso tra eventi del tipo: la tua mamma ti diceva sempre che non valevi nulla e il livello di autostima significa semplicemente effettuare una grossa semplificazione (pur riconoscendo, per carità, l’influenza dei rapporti significativi nella formazione dell’individuo). Riguardo a questo è interessante una citazione di Jung presa i prestito dal sito psicolinea.it:

Alla concezione deterministica di Freud si oppose, fra gli altri, anche Jung, quando scrisse: “Non dobbiamo mai perdere di vista il fatto che la causa è un modo di vedere. Essa afferma il rapporto necessario e costante della serie di eventi a-b-c-d-z. Ma anche la finalità è un modo di vedere. Giustificato sul piano puramente empirico dal fatto che esistono una serie di eventi il cui nesso causale è si evidente, ma il cui significato diviene comprensibile solo attraverso l’effetto finale (…). Se vogliamo lavorare veramente da psicologi, allora dobbiamo conoscere il ‘senso’ dei fenomeni psichici. E per questo (…) è assolutamente impossibile considerare la psiche solo in senso ‘solo causale’, dobbiamo considerarla anche in ‘senso finale’ (Prefazioni ai Collected Papers on Analytical Psychology 1916-17 Opere, Boringhieri)

  • il vizio di reificare i concetti: è forse una tendenza che anche gli psicologi hanno quella di cercare di assomigliare alle branche del sapere che hanno più successo dal punto di vista economico e nella diffusione del proprio modello epistemologico. Per quanto la psicologia abbia buone possibilità di prendere una direzione che persegue una visione olistica dell’uomo sembra che abbia la tendenza ad andare dietro alla medicina e alla fisica. Questa tendenza si manifesta anche con la creazione continua di concetti dal basso valore esplicativo e dall’ampia applicabilità: tipo autostima, stress, deficit di accudimento, attaccamento insicuro.  Nello specifico l’autostima sembra avere la forma di un serbatoio, si può cioè riempire o svuotare. Se te ne hanno versata poca nell’infanzia puoi sempre aumentarne il livello magari frequentando un bel corso sull’autostima che ha dunque la funzione di fare da “distributore”.
    Una visione così fisica del concetto a mio parere esclude, nelle sue premesse, una visione più complessa della situazione di una persona. Farò un esempio per essere più chiaro: ci sono persone che cambiano radicalmente il loro modo di funzionare in seguito a eventi di tipo relazionale. Mi è capitato di seguire una signora che non riusciva a far nulla della propria vita salvo – alla morte del marito – cambiare completamente atteggiamento e diventare socievole, estroversa e audace. Prima di questo evento luttuoso avrei potuto ben dire che aveva una bassa autostima, e nessuno mi avrebbe dato torto, ma certo non avrei mai potuto dare un significato agli avvenimenti successivi utilizzando lo stesso concetto. Come sempre succede questo tipo di costrutti cristallizzano la nostra visione delle persone dentro una definizione che lascia poco spazio per accogliere la loro complessità.

 

Viene da pensare a volte che, vivendo in un momento storico in cui la visione epistemologica dominante è sicuramente lineare e positivista, tutti i concetti che trovano ampia diffusione nell’opinione pubblica siano necessariamente poco validi poiché se vengono accettati dal grande pubblico con tale facilità significa che non sono per nulla dissonanti con quella tendenza epistemologica che la psicologia, e in particolare quella sistemica, non fanno propria.

 

Un aspetto strettamente collegato con quello precedente è quello economico: se un concetto è molto diffuso la gente pagherà per andare a sentirsi dire come tirar sù la propria autostima e ci saranno dunque schiere di psicologi pronte ad insegnarglielo! Generando così un circolo vizioso per cui l’epistemologia diffusa si rafforza, invece di essere messa in discussione…

 

Inoltre, poiché si è recentemente parlato della possibile eliminazione del disturbo narcisistico di personalità dalla prossima edizione del DSM (il testo di riferimento per la diagnosi dei problemi psicologici) motivata con l’eccessiva diffusione di questo “disturbo” nella popolazione – tanto da farlo considerare non più tanto un disturbo – mi chiedo quanto tutta questa spinta sull’autostima possa giovare al livello medio di narcisismo della collettività. Il concetto che passa, di fatto, è che se hai un’alta autostima devi poter ottenere ciò che vuoi, guadagnare molti soldi e – se sei un uomo – le donne ti cadranno ai piedi. A me ricorda qualcosa.

 

p.s. cercando un immagine per questo articolo ho trovato un post molto simile al mio ma in inglese e focalizzato sulla dimensione civile e politica dell’autostima. Valeva la pena citarlo.

 

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A proposito di Davide Baventore

Davide Baventore - Psicologo

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Mi chiamo Davide Baventore, sono uno psicologo sistemico, appassionato di teoria della complessità e delle nuove tecnologie. Vivo e lavoro a Milano, Busto Arsizio e svolgo consultazioni psicologiche online attraverso l'uso di skype. Da quando ho cominciato a studiare psicologia mi sono appassionato alle sue molteplici applicazioni, che la rendono una delle scienze più poliedriche che ci siano. Dall'aiuto a chi si trova in un momento problematico allo sviluppo dell'ergonomia, dalle tecniche di rilassamento alla meditazione, dalle applicazioni in ambito lavorativo allo studio della fisiologia del cervello la psicologia è diventata protagonista di una serie di ambiti diversissimi compreso l'utilizzo delle nuove tecnologie sia in senso positivo che negativo. In questo blog cerco di dare informazioni utili a colleghi psicologi e a persone interessate a conoscere questo mondo profondo e poliedrico. Per ogni domanda e curiosità che avete potete scrivermi attraverso il modulo che c'è nella pagina "chi sono" del sito. Ogni suggerimento è gradito! Se invece vi interessa una consulenza psicologica online cercate le informazioni nell'apposita sezione!

Comments 5

  1. Rincaro la dose sul rischio di reificazione con una citazione di Woodworth del 1921 (!):

    “Anziché “memoria”, dovremmo dire “ricordare”; anziché “pensiero” dovremmo dire “pensare”, anziché “sensazione” dovremmo dire “vedere, sentire”, etc. Ma, come altre discipline, la psicologia tende a trasformare i propri verbi in sostantivi. Cosa succede allora? Dimentichiamo che i nostri sostantivi sono soltanto sostituti di verbi, e partiamo alla ricerca delle cose descritte dai sostantivi; ma queste cose non esistono, esistono soltanto le attività dalle quali siamo partiti, vedere, ricordare e così via… E’ una buona regola, quindi, quando si incontra un qualunque minaccioso sostantivo in psicologia, strappar via la sua maschera linguistica e vedere che tipo di attività vi si nasconda dietro.”

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      E la Selvini Palazzoli in uno dei suoi libri diceva che i nostri clienti invece di “essere” ansiosi sembrano ansiosi. Uno dei primi gesti “rivoluzionari” della sistemica è stata l’eliminazione del verbo essere.

  2. Il concetto di autostima, va inquadrato in un modo po’ diverso e non va generalizzato. Autostima è sapere che anche se le cose vanno male, comunque ti rialzerai, significa essere i comandanti della nostra nave, di seguire la corrente, ma non esserne travolti, di avere la capacità di decidere ciò che vogliamo oppure no. Tutti siamo influenzabili dall’esterno, siamo essere sociali,non monadi. Ma quanto si viene infleunzati? quanto è importante per noi il giudizio altrui al 90%? o al 20? come scrive W.W.Dyer “avere bisogno dell’altrui approvazione, è come dire, vale più ciò che pensi tu di me che quello che penso io di me stesso”. L’autostima è seguire i nostri sogni, e raggiungerli, se poi non ci riusciremo sarà stato comunqe bello il tentativo che abbiamo fatto. No significa diventare Narcisiti tipo Dsm, quella non è autostima ma megalomania, significa solamente provare a dessere felici.
    ciao
    Fabio

  3. Grazie leggo sempre con piacere i tuoi articoli per niente scontati e molto stimolanti

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