The Tree of Life

Locandina di The Tree of Life

Locandina di The Tree of LifeAlcuni anni fa quasi per caso mi capitò di guardare La sottile linea rossa. Ricordo uscì al cinema nello stesso periodo de Salvate il soldato Ryan e, nell’indecisione su quale dei due andare a vedere per primo, li persi entrambi.

Vidi La Sottile Linea Rossa in DVD dopo qualche mese e mi colpì tanto che corsi in videoteca a cercare  i 2 film precedenti di Malick. Il fatto é che – pur sembrando un film “di guerra” – non si limitava a proporre scene di sangue e cameratesche compagnie di commilitoni dalla battuta facile, né sembrava voler per forza proporre una verità di qualche genere. Di solito i film che raccontano episodi bellici finiscono per crogiolarsi nella ricerca del dettaglio cruento di uno scontro fisico, oppure si trasformano inevitabilmente nella celebrazione di una delle parti in campo. Si pensi a tutti i film in cui gli americani giocano la parte dei buoni che combattono contro i cattivi, il cui rappresentante prototipico ed esasperato è Rambo. (anche se il primo, a dire la verità, conteneva qualche tentativo di approfondimento psicologico e dimensione sociale)
Ce ne sono poi altri in cui la guerra è decisamente condannata mettendone in mostra le atrocità, fisiche e psicologiche, che infligge a coloro che ne prendono parte, con un discreto corollario di sofferenza anche per chi rimane a casa ad aspettarli.
Ma La sottile linea rossa si allontanava dai film dello stesso genere perché sembrava aprire spazi alla riflessione, proporre alternative non tanto alla guerra in sé ma alle premesse che portano alla guerra. Inoltre il tipo di montaggio e di “sintassi” compositiva erano per me nuovi.

E’ con negli occhi le scene più belle del suo precedente lavoro che sono andato a vedere l’ultima fatica di Terrence Malick The Tree of Life, vincitore della Palma d’oro a Cannes e non ne sono rimasto deluso.

Un amico mi aveva avvertito: “è un film che divide quelli che sono andati a vederlo, o lo amano o lo detestano”.

 

E in effetti che The Tree of Life non sia un film per il grande pubblico è intuibile, se non altro per il ritmo “lento” che lo caratterizza, ma forse ancor più per il modo in cui è realizzato: un’alternanza tra scene recitate e “intermezzi”, nei quali lunghe catene di immagini bellissime e potenti sono accompagnate da una voce narrante – presumibilmente quella del protagonista – che pone domande, esprime pensieri.

Non mi stupisco quindi di aver visto parte del pubblico in sala spazientirsi durante la visione odi  venire a sapere che un cinema negli states ha addirittura esposto un avvisi per i propri clienti, specificando: “Gentili clienti, vi ricordiamo che The tree of life è un film d’autore, visionario e profondamente filosofico. La trama non segue un approccio narrativo lineare e tradizionale. Vi consigliamo di documentarvi sul film prima di scegliere di vederlo e vi ricordiamo comunque che questo cinema non prevede il rimborso del biglietto” (traduzione di Platania).

Dal mio punto di vista la tecnica narrativa del film è forse la parte che mi ha colpito di più perché riesce ad affiancare alla storia – quella di una famiglia nell’America degli anni ’50 – momenti di sensazione pura, gestiti attraverso un uso delle immagini che colpisce profondamente le nostre emozioni più che la nostra testa. Un po’ come se Malick cercasse di parlare contemporaneamente a quelli che Freud chiamava processo primario e processo secondario e che ipotizzava essere modalità di funzionamento differenti della nostra mente (uno più legato a logica e razionalità, l’altro esente da quei vincoli).

Il film in definitiva sembra essere una riflessione sulla vita e sull’amore, ma a me sembra ben fatto anche (cosa abbastanza rara) dal punto di vista della rappresentazione della vita familiare.
La trama ruota infatti attorno alla storia di questa famiglia – padre, madre e tre figli maschi – che vive in Texas negli anni ’50 e conduce un’esistenza tranquilla nelle classiche villette con giardino cui ci hanno abituati i film americani.
Il padre è una persona affettiva e aggressiva allo stesso tempo, che cerca di insegnare ai figli a crescere come dei duri perché possano diventare qualcuno nella vita. Il desiderio di farcela in realtà è un suo desiderio, che egli vede frustrato a più riprese (ad un certo punto rischierò di perdere il lavoro) e che darà origine ad una rabbia che viene sfogata sui figli con comportamenti dittatoriali e provocatori. La madre invece è, dicono in molti, l’immagine della grazia. Una madre tutta amore e compassione, che vive per i figli, eternamente impegnata a giocare con loro e ad accudirli, attenta al loro stato emotivo più che alla loro educazione. Non è difficile capire come ad un certo punto Jack, il protagonista primogenito della famiglia, cominci a mostrare segni di sofferenza e ribellione nei confronti del padre e sviluppi una grande sofferenza interiore diviso tra la rabbia per un padre che non lo “vede” e una madre troppo buona per poter essere imitata.

La morte di uno dei fratelli è l’occasione per farci vedere Jack cresciuto, ormai adulto, e ancora alle prese con la ricerca di una risposta su cos’è la vita e qual è il modo giusto per affrontarla: come recita l’inizio del film “Ci sono due vie per affrontare la vita: la via della Natura e la via della Grazia” (grazie della citazione a ilcinemabendato).

La storia, il comportamento dei personaggi, e nello specifico quello del protagonista è abbastanza in sintonia con quello che Ugazio propone essere la costruzione di una struttura di personalità ossessiva con il suo tentativo di trovare una collocazione tra le opposte polarità di “buono” e “cattivo”.

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A proposito di Davide Baventore

Davide Baventore - Psicologo

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Mi chiamo Davide Baventore, sono uno psicologo sistemico, appassionato di teoria della complessità e delle nuove tecnologie. Vivo e lavoro a Milano, Busto Arsizio e svolgo consultazioni psicologiche online attraverso l'uso di skype. Da quando ho cominciato a studiare psicologia mi sono appassionato alle sue molteplici applicazioni, che la rendono una delle scienze più poliedriche che ci siano. Dall'aiuto a chi si trova in un momento problematico allo sviluppo dell'ergonomia, dalle tecniche di rilassamento alla meditazione, dalle applicazioni in ambito lavorativo allo studio della fisiologia del cervello la psicologia è diventata protagonista di una serie di ambiti diversissimi compreso l'utilizzo delle nuove tecnologie sia in senso positivo che negativo. In questo blog cerco di dare informazioni utili a colleghi psicologi e a persone interessate a conoscere questo mondo profondo e poliedrico. Per ogni domanda e curiosità che avete potete scrivermi attraverso il modulo che c'è nella pagina "chi sono" del sito. Ogni suggerimento è gradito! Se invece vi interessa una consulenza psicologica online cercate le informazioni nell'apposita sezione!

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