Le logiche della rete – III

Grafico che rappresenta il plagio della tes di dottoratoi da parte del ministro tedesco Guttenberg, ora dimessosi
Grafico che rappresenta il numero di pagine plagiate nella tes di dottoratoi da parte del ministro tedesco Guttenberg, ora dimessosi

Il grafico del sito de.guttenplag.wikia.com che rappresenta il numero di pagine plagiate sul totale, nella tesi di dottorato dell'ex-ministro Guttenberg

La collaboratività è una delle caratteristiche che hanno reso grande internet. Quello che non si può fare da soli si può fare in gruppo e la misura di ciò che si può fare dipende solo da quante persone sono coinvolte. L’esempio più lampante è probabilmente Wikipedia, il portale che contiene definizioni e approfondimenti di circa 778.773 voci (solo in italiano), completamente create e corrette da una comunità di volontari, della quale possiamo far parte tutti.

 

Beppe Grillo da qualche tempo propone di utilizzare i meccanismi partecipativi e collaborativi della rete per provare a ricostruire una democrazia controllata dal basso in tempo reale. Che questo sia possibile o no non è questa la sede giusta per discuterlo, ma è interessante mettere in evidenza un avvenimento politico pubblicato ieri sulle maggiori testate italiane e straniere.
Il Ministro della Difesa tedesco, il barone Karl Theodor zu Guttenberg, si ì infatti dimesso il 1 marzo a seguito di un’intensa polemica scoppiata relativamente alla sua tesi di dottorato, della quale si era detto fosse stata essenzialmente copiata, facendo un collage di citazioni di altri autori.

La cosa interessante è che a pesare in maniera determinante nella scelta di dimettersi è stata l’intensa attività di critica che si è scatenata nelle comunità virtuali della rete. Se il giornale online Bild Zeitung , vicino all’ex ministro, ha cercato di difendere la posizione di Guttenberg fino al punto di togliere dal proprio sito un sondaggio il cui risultato vedeva in lieve maggioranzachi chiedeva le dimissioni, gli utenti liberi di internet si sono organizzati per dare vita non solo ad un movimento di protesta ma ad un vero e proprio strumento accessibile a tutti che certificasse il plagio della tesi di dottorato da parte del barone.

Professori ed esperti di varia provenienza si sono infatti messi assieme per confrontare la tesi di Guttenberg con le fonti originali e sono arrivati a determinare che il suo lavoro era stato copiato da altri per una percentuale dell’82%!

Di fronte ad una tale mobilitazione, ma soprattutto di fronte alla prova del plagio, il ministro non ha potuto far altro che dimettersi.

Non siamo di fronte ad un fenomeno completamente nuovo ma è ugualmente stupefacente verificare qual è il potere della collaborazione in internet e la velocità di circolazione delle informazioni. In questi giorni altri fatti di cronaca ce lo suggeriscono, ne cito due:

  1. la costruzione del movimento di ribellione a Mubarak in Egitto, che ha beneficiato a livello organizzativo del social network twitter
  2. la vicenda del reporter e ricercatore americano Nir Rosen che a causa di un commento inopportuno su Twitter a proposito della vicenda di Lara Logan – una giornalista americana assaltata sessualmente durante le rivolte in Egitto – si è dimesso dal suo posto di ricercatore alla New York University. Le persone che lo seguivano su twitter lo hanno infatti fortemente contestato, al punto che si è semplicemente dovuto scusare rinunciando al suo lavoro.

Cè da chiedersi come sia possibile dunque che in Italia fenomeni di questo genere siano ancora marginali, pur avendo nel nostro paese una maggior accesso alla rete rispetto ai paesi del nord-africa e pur essendo dotati quasi tutti di un personal computer tramite il quale interagire sulla rete.

Certo la psicologia che sottende eventi del genere fa riferimento a sistemi molto complessi e non è facile azzardare delle ipotesi. Banalmente si potrebbe osservare il fatto che internet non è, di per sé, uno strumento di cambiamento. O meglio: diciamo che, essendo internet soltanto uno strumento, quel che è in grado di produrre dipende almeno in parte dalla “qualità” delle persone che prendono parte ai processi di costruzione dell’informazione. Internet, cioè, è dotato di grandi potenzialità comunicative e di collegamento tra le persone ed è dunque in grado di fungere da acceleratore di processi sociali, ma questi processi però hanno luogo solo e soltanto a patto che chi vi partecipa sia sufficientemente “motivato” a livello personale.

Come in un processo di combustione le molecole si trasmettono vicendevolmente energia cinetica così le idee e la comunicazione possono accendere gli animi ma questi animi devono essere in qualche modo predisposti, altrimenti agiranno da materiale refrattario, inibendo cioè i processi trasformativi invece di agevolarli.


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A proposito di Davide Baventore

Davide Baventore - Psicologo

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Mi chiamo Davide Baventore, sono uno psicologo sistemico, appassionato di teoria della complessità e delle nuove tecnologie. Vivo e lavoro a Milano, Busto Arsizio e svolgo consultazioni psicologiche online attraverso l'uso di skype. Da quando ho cominciato a studiare psicologia mi sono appassionato alle sue molteplici applicazioni, che la rendono una delle scienze più poliedriche che ci siano. Dall'aiuto a chi si trova in un momento problematico allo sviluppo dell'ergonomia, dalle tecniche di rilassamento alla meditazione, dalle applicazioni in ambito lavorativo allo studio della fisiologia del cervello la psicologia è diventata protagonista di una serie di ambiti diversissimi compreso l'utilizzo delle nuove tecnologie sia in senso positivo che negativo. In questo blog cerco di dare informazioni utili a colleghi psicologi e a persone interessate a conoscere questo mondo profondo e poliedrico. Per ogni domanda e curiosità che avete potete scrivermi attraverso il modulo che c'è nella pagina "chi sono" del sito. Ogni suggerimento è gradito! Se invece vi interessa una consulenza psicologica online cercate le informazioni nell'apposita sezione!

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