Le logiche della rete – II

Una parte del profilo Facebook di Chris Putnam

Una parte del profilo Facebook di Chris PutnamCosa fareste a qualcuno che ha cercato di scassinare la vostra macchina o la vostra casa? Probabilmente costui si beccherebbe almeno una denuncia e qualche improperio.

Non è la stessa cosa che è successa a Chris Putnam, un ragazzo di 19 anni che ha trovato lavoro nel quartier generale di Facebook dopo aver introdotto nel famoso social network un virus capace di cambiare i profili degli utenti infettati.

Al di fuori da internet un bravo scassinatore o truffatore è considerato per lo più un criminale e basta. Al contrario, per i cosiddetti “pirati informatici” (forse alcuni di loro avrebbero da ridire sul fatto di essere definiti genericamente in questo modo…) le cose funzionano in maniera diversa: la loro comprensione dei meccanismi di funzionamento di protocolli e programmi, che rende loro possibile creare i famosi virus o sferrare attacchi ai danni di siti o server, è considerata  sinonimo di competenza, passione e creatività.

Questa tendenza è suggerita non solo dalla recente vicenda di Chris Putnam ma anche dalla ormai vecchia storia di Kevin Mitnick, il cracker (così viene definito un hacker “cattivo”) più conosciuto d’America che scontò diversi anni di galera per poi uscirne e fondare una sua società di consulenza informatica. Una vicenda simile coinvolse anche uno dei più famosi virus writer (i programmatori che scrivono virus informatici) di nome Sven Jaschan, il quale – dopo aver provocato forse la più grande infezioni di virus della storia di internet – venne assunto da una società di sicurezza informatica, scatenando non poche polemiche.
Un’altra vicenda analoga è quella di Mark Abene, il diciottenne che riuscì a mandare in tilt la rete della compagnia telefonica americana, diventato – anche lui – consulente di numerose società di sicurezza informatica e promotore del cosiddetto hacking etico, cioè la pratica di sfruttare le proprie conoscenze informatiche per rafforzare la sicurezza delle strutture informatiche.

Insomma, ancora una volta la logica della rete sembra suggerirci una maniera diversa di affrontare gli eventi. Con questo non voglio certo suggerire che tutti i criminali debbano diventare poliziotti! La questione per me interessante è: perché e come si arriva a questo ribaltamento di prospettive?

Una prima risposta la abbiamo da un’attenta lettura dei dati e dal contesto:

  • Le capacità. Gli hacker (e ancor più i cracker) saranno pure dei ragazzacci che ficcano il naso dove non dovrebbero, ma di certo dimostrano capacità non comuni nell’apprendere il funzionamento di complicatissimi sistemi informatici. Equipararli a dei ladri di polli non renderebbe un’adeguata immagine di loro. Dunque sono persone molto intelligenti e dotate di grandi doti rispetto all’uso delle tecnologie, spesso proprio per queste loro caratteristiche si trovano esclusi dal mondo dei loro coetanei e annoiati dal normale uso del computer.
  • Il messaggio. Più che distruggere tutto quello che trovano sul loro cammino i cracker cercano delle sfide per loro stimolanti. Poiché loro sono dotati di grandi abilità queste sfide devono comprendere obiettivi degni di nota: grandi società, siti web famosi, un gioco del tipo “guardie e ladri” che coinvolge le forze dell’ordine.
    Se analizziamo dunque le “imprese” di questi ragazzi ci accorgiamo che non sono dettate tanto da uno spirito vandalistico ma piuttosto dal gusto per la sfida con se stessi e con gli altri. In buona sostanza sembra che siano alla ricerca di pane per i loro denti, poiché tutti coloro che li circondano – professori di informatica compresi – non sono nemmeno lontanamente capaci di fare quello che loro sanno fare.
  • L’orizzontalità. La rete, come già sottolineato in un precedente post, è capace di far emergere dalla massa chi è dotato di particolare intuito o abilità e anche questo caso non fa eccezione. Solo i ragazzi più capaci entrano a far parte di quei ristretti circoli di hacker, chiamati crew, dalle quali di solito emergono i futuri “fenomeni” della rete.

Considerando questi elementi possiamo capire come sia pensabile per il mondo del lavoro trovare vantaggioso assumere queste persone piuttosto che lasciarle a giocherellare col computer frustrate dalla loro stessa abilità.

Un’ultima nota: ricordate come – nel film The Social Network – Mark Zuckerberg decide di selezionare il programmatore che sarà assunto per contribuire alla creazione di Facebook? Attraverso una gara di hacking sotto gli effetti dell’alcool: cercare di entrare in un webserver protetto, senza essere rilevati. Di seguito la scena del film in questione, mi dispiace ma c’era solo in inglese.

 

 

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A proposito di Davide Baventore

Davide Baventore - Psicologo

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Mi chiamo Davide Baventore, sono uno psicologo sistemico, appassionato di teoria della complessità e delle nuove tecnologie. Vivo e lavoro a Milano, Busto Arsizio e svolgo consultazioni psicologiche online attraverso l'uso di skype. Da quando ho cominciato a studiare psicologia mi sono appassionato alle sue molteplici applicazioni, che la rendono una delle scienze più poliedriche che ci siano. Dall'aiuto a chi si trova in un momento problematico allo sviluppo dell'ergonomia, dalle tecniche di rilassamento alla meditazione, dalle applicazioni in ambito lavorativo allo studio della fisiologia del cervello la psicologia è diventata protagonista di una serie di ambiti diversissimi compreso l'utilizzo delle nuove tecnologie sia in senso positivo che negativo. In questo blog cerco di dare informazioni utili a colleghi psicologi e a persone interessate a conoscere questo mondo profondo e poliedrico. Per ogni domanda e curiosità che avete potete scrivermi attraverso il modulo che c'è nella pagina "chi sono" del sito. Ogni suggerimento è gradito! Se invece vi interessa una consulenza psicologica online cercate le informazioni nell'apposita sezione!

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