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Il discorso del re – balbuzie e psicologia

Un'immagine dal film 'Il discorso del re'

Il discorso del re (The King’s Speech) è un film del 2010 diretto da Tom Hooper.

Interpretato da Colin FirthGeoffrey RushHelena Bonham Carter, il film ruota attorno ai problemi di balbuzie di Re Giorgio VI e al rapporto con il singolare terapista che lo ha in cura.

Al di là di ogni opinione sul film quello che mi sembra interessante è il modo in cui viene raccontata la terapia che il futuro re intraprende per contrastare i suoi problemi con la balbuzie perché mescola aspetti rieducativi di tipo “meccanico” (esercizi sulla respirazione, l’uso di scioglilingua, l’allenamento alla produzione di suoni) con aspetti di tipo psicologico.

Il primo approccio di Logue (il terapeuta interpretato da Geoffrey Rush) nall’ambito del primo incontro con il futuro re sarà infatti di tipo psicologico:

  • “Non cominciate a trattarmi, dottore?” chiede il principe, “Solo se lei vuole essere trattato” risponde il terapeuta. Possiamo vederlo come una sorta di patto terapeutico tra i due, un’assuzione di responsabilità anche da parte del cliente.
  • La prima domanda di Logue è “Qual’è il suo primo ricordo?”, questo ci lascia intendere che la raccolta di dati anamnestici cominci con un interesse per le questioni emotive. I primi ricordi infatti sono sempre momenti significativi per chi li ricorda. Non è necessario che si tratti di un avvenimento importante, ma è comunque un ricordo fondamentale nella costruzione del significato personale di qualcuno.
  • La seconda è “Quando ha cominciato a a balbettare?”, “Balbetto da sempre” risponde il principe e il terapeuta ribatte “Ne dubito fortemente”, questo a segnalare il fatto che il terapeuta sa che il problema nasce in un determinato momento e non fa dunque parte del soggetto, ma è in qualche modo acquisito.
  • Subito dopo Logue chiede “Lei esita quando pensa?”, implicando -a mio parere – che la difficoltà esterna corrisponde ad una interna, psicologica.
    “Non sia ridicolo”, ribatte il paziente.
    “Cosa mi dice di quando parla con se stesso? Tutti lo facciamo ogni tanto”
  • Inoltre Logue continua a provocare il principe chiamandolo “Bertie” ovvero con il soprannome che viene usato solo dai suoi familiari, la famiglia reale. Questa è chiaramente una scelta fatta di proposito per innervosire il principe che infatti non sopporta questa confidenza. Non credo sia un caso, tra l’altro, che il terapeuta scelga il nomignolo utilizzato in famiglia, proprio là dove il problema potrebbe aver avuto origine. Quell’ambiente in cui sia per questioni di etichetta, sia per la prepotenza del padre è in effetti difficile parlare…
  • “Allora quando parla con se stesso lei balbetta?”
    “Certo che no”
    “Questo prova che la sua difficoltà non è una sua componente permanente”
  • E ancora “Quale pensa sia stata la causa (della balbuzie n.d.r.)”, domanda che indica una diagnosi non organica del problema, indica cioè che non sia una questione genetica o fisica altrimenti la spiegazione sarebbe banale: on riesco a parlare perché ho una malattia, un difetto in come sono fatto.

Clicca qui per sentire un’intervista rilasciata da me su questo tema.

Se dovessimo usare una metafora per definire il percorso che il futuro Giorgio VI farà insieme al suo terapeuta potremmo dire che “per diventare re bisogna prima conoscere il mondo reale”, capacità questa che si acquisisce soltanto dopo essersi confrontati con la dimensione della mancanza di controllo. Logue farà subito sperimentare al suo cliente i ribaltamento dei ruoli, proibendogli di fumare all’interno del suo studio e provocandolo con la magistrale frase “mio il castello, mie le regole”.

 

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A proposito di Davide Baventore

Davide Baventore - Psicologo

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Mi chiamo Davide Baventore, sono uno psicologo sistemico, appassionato di teoria della complessità e delle nuove tecnologie. Vivo e lavoro a Milano, Busto Arsizio e svolgo consultazioni psicologiche online attraverso l'uso di skype. Da quando ho cominciato a studiare psicologia mi sono appassionato alle sue molteplici applicazioni, che la rendono una delle scienze più poliedriche che ci siano. Dall'aiuto a chi si trova in un momento problematico allo sviluppo dell'ergonomia, dalle tecniche di rilassamento alla meditazione, dalle applicazioni in ambito lavorativo allo studio della fisiologia del cervello la psicologia è diventata protagonista di una serie di ambiti diversissimi compreso l'utilizzo delle nuove tecnologie sia in senso positivo che negativo. In questo blog cerco di dare informazioni utili a colleghi psicologi e a persone interessate a conoscere questo mondo profondo e poliedrico. Per ogni domanda e curiosità che avete potete scrivermi attraverso il modulo che c'è nella pagina "chi sono" del sito. Ogni suggerimento è gradito! Se invece vi interessa una consulenza psicologica online cercate le informazioni nell'apposita sezione!

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